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Giovedì, 01 Ottobre 2015

Etruschi di Tarquinia, Civita Aperta

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Civit aperta a Tarquinia Civit aperta a Tarquinia

Rifiorisce la vita nell'antica Civita di Tarquinia, sede di una delle più importanti e potenti città degli Etruschi, l’antica Tarchna, definita da Vincenzo Cardarelli “...un mistero naturale e paesistico, una grossa macchinazione della fantasia religiosa e politica degli Etruschi....” (Villa Tarantola, 1948).

Parliamo di "Civita Aperta", iniziativa prevista per il 3 e 4 ottobre 2015, che si inserisce nel cartellone di “Tarquinia a Porte Aperte”, promosso dall'assessorato alla Cultura del comune viterbese. Il vasto e profondo patrimonio culturale etrusco si dischiuderà dunque al pubblico in un fine settimana denso di iniziative.

Informazioni dall'ufficio stampa

"CIVITA APERTA, un percorso affascinante alla scoperta dell’antica città etrusca"

"Civita Aperta" è in ideale prosecuzione della visita iniziata a Milano nella Camera delle Meraviglie, l’installazione multimediale di Etruscans@EXPO, progetto de “La Statale per EXPO 2015”. Questa eccezionale occasione di visita si pone inoltre in concomitanza con la Giornata Nazionale delle Famiglie al Museo (4 ottobre).

Civita Aperta locandinaA cura dell’Università degli Studi di Milano e della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria Meridionale, in tre postazioni fisse dislocate sul pianoro della Civita (90 ettari), esperti delle associazioni locali e dell’Università accoglieranno il pubblico dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 17.00, iniziando le visite ogni ora. Gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “V. Cardarelli” di Tarquinia accompagneranno i visitatori illustreranno le emergenze visibili con uno sguardo sul territorio e la cultura degli Etruschi. Gli studenti saranno affiancati dai membri dell’Associazione Fontana Antica.

"Nella postazione al santuario dell’Ara della Regina si potrà ammirare il più grande tempio degli Etruschi attraverso le sue numerose fasi di vita, a partire dagli inizi del VI secolo a.C. I maestri costruttori hanno ingrandito la sommità del pianoro con un imponente basamento su cui si sono avvicendati almeno quattro grandi momenti architettonici. Fa parte delle fasi più antiche un pregevole
muro policromo di contenimento e recinzione e delle più recenti la grande terrazza adibita a luogo di memoria. Nella storia del monumento si inseriscono i famosi Cavalli Alati e le terrecotte superstiti che fanno parte del frontone del Tempio III risalente all’inizio del IV secolo a.C.

Nella postazione della Porta Romanelli si potrà apprezzare il circuito delle mura. La maestosa porta, che prende il nome dal famoso archeologo Pietro Romanelli che scavò il Pianoro nella prima metà del secolo scorso, danno conto del rapporto dell’antica città etrusca con il fertile territorio retrostante. Una volta entrati lo spazio si chiude subito con uno stretto passaggio fiancheggiato da alte
murature che portano in città, proprio dove si uniscono il Pian della Regina e il Pian di Civita. Si tratta di un punto nodale dove si percepisce la sapiente regia urbanistica che dotò di mura la città laddove era necessario, anche per terrazzare e assicurare la fragile stabilità dei versanti, lasciando invece alla conformazione naturale la delimitazione della città verso il mare.Nella postazione del ‘complesso monumentale’ verranno anche illustrati due aspetti delle ricerche ancora in corso:

- i risultati di scavi e ricerche, iniziati nel 1982, che hanno permesso di far luce su numerosi aspetti della cultura e della storia etrusca, data la rilevanza di Tarquinia nel divenire di questa civiltà. Il ‘complesso monumentale’ è infatti una delle più antiche aree sacre etrusche. La continuità di vita è accertata stratigraficamente, dalle origini dell’aggregazione del nucleo urbano (X sec. a.C.) all’Epoca Imperiale, e l’indagine può basarsi sulla verifica della ricorrenza di fenomeni che si ripetono costanti nel tempo (circa 1000 anni) e nello spazio (più di un quarto di ettaro).

La sistematicità e continuità delle campagne di scavo, cui partecipano specialisti nazionali e internazionali di formazione interdisciplinare, hanno garantito l’inquadramento di evidenze e rinvenimenti nel divenire storico e hanno permesso di definire con chiarezza fatti ed eventi caratterizzanti vita, apogeo e declino dell’antica metropoli etrusca;

- i monumenti, attualmente in corso di scavo e quelli messi in luce dagli archeologi alla fine del XIX e nel XX secolo (Manzi e Fossati, Jacopi, Romanelli, Massabò), sono dislocati su una superficie di circa 90 ettari, considerando il Pianoro della Civita indipendentemente da quelli circostanti.
Dal 2012 l’Università degli Studi di Milano, su incarico della Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’Etruria meridionale, sta conducendo un programma di recupero delle emergenze archeologiche del Pianoro della Civita in collaborazione con il Politecnico di Milano. Straordinari risultati derivano dalle letture integrate tra le mappe, elaborate a partire dal XIX secolo, la fotografia aerea e la tecnologia LiDAR, che ha permesso di ottenere il primo modello tridimensionale di una città antica.



 

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